Gabrio Gentilini tra i The Boys In The Band

Debutta a Milano The Boys In The Band, lo spettacolo-manifesto del Movimento LGBT di Mart Crowley

Gabrio Gentilini -

Nel 50° anniversario della nascita del Movimento LGBT (giugno 1969, New York, Greenwich Village) dal 13 al 19 giugno allo Spazio Teatro 89 di Milano debutta finalmente in Italia The Boys In The Band, l’opera teatrale del commediografo americano Mart Crowley che andò in scena per la prima volta al Theatre Four di NY il 14 aprile del 1968 e, contro ogni previsione, rimase in cartellone per 1001 repliche fino al 6 settembre del 1970, divenendo così un punto di riferimento, un luogo di ispirazione per le grandi battaglie del Movimento omosessuale americano che ebbero inizio nel 1969. 

The Boys In The Band, la trama

The Boys In The Band arriva finalmente in Italia nella versione tradotta e adattata da Costantino Della Gherardesca e diretta da Giorgio Bozzo. Lo spettacolo è ambientato in un appartamento all’altezza della 50esima strada a New York, dove un gruppo di amici omosessuali ha organizzato la festa di compleanno per uno di loro, Harold (interpretato da Paolo Garghentino), che compie 32 anni. Tutto inizia con l’arrivo di Michael (Francesco Aricò), il padrone di casa e man mano degli altri invitati: Donald (Gabrio Gentilini), Larry (Federico Antonello), Hank (Ettore Nicoletti), Bernard (Michael Habibi Ndiaye), Emory (Angelo di Figlia). A sorpresa però si presenta anche Alan (Samuele Cavallo), vecchio amico dei tempi del college di Michael, che dice di aver disperata necessità di parlare con lui. Alan rimane coinvolto, suo malgrado, in un crescendo di bevute, screzi, battute pesanti che culminano con l’arrivo di un giovane midnight cowboy (Yuri Pascale Langer) assoldato come “regalo di compleanno” e infine Harold, il festeggiato. Al culmine della serata Michael costringe i suoi ospiti a prendere parte ad una sorta di “gioco della verità” che si rivela brutale per molti di loro.

INTERVISTA A GABRIO GENTILINI
 
Tra gli interpreti di The Boys In The Band, abbiamo avuto il piacere di intervistare Gabrio Gentilini, tra gli interpreti più talentuosi del nostro teatro, sia come attore (debutto lo scorso anno ne La Bisbetica Domata), sia come ballerino (indimenticabile protagonista in Diry Dancing).
 
Gabrio, hai ballato e recitato in teatro tantissime volte ma questa - The Boys In The Band arriva per la prima volta in Italia a 50 anni dalla nascita del Movimento LGBT – penso sarà diversa da tutte le altre. Come stai vivendo l’attesa di questo debutto carico di significato? 
Sono davvero molto emozionato perché questo testo, oltre a rappresentare la mia prima vera esperienza con la prosa contemporanea dopo il debutto dello scorso anno con Shakespeare e la sua “Bisbetica Domata”, trasmette un messaggio così importante che non posso non sentire la responsabilità e l’onore di farmene portatore assieme al resto del Cast e del Team Creativo, per il pubblico italiano.
Dal testo di Mark Crowley al film di William Friedkin, al nuovo spettacolo di Ryan Murphy. Vedendole o studiandole, cosa ti ha colpito di più delle precedenti versioni teatrali e cinematografica di The Boys
Mi hanno colpito soprattutto la potenza e il ritmo inesorabile di questa storia che, anche se si svolge in un lasso temporale di circa 90 minuti all’interno del medesimo luogo, un appartamento di Manhattan a fine anni ’60, non lascia tregua allo spettatore, lo coinvolge e lo trascina con sé nel suo dipanarsi e nel suo climax con il gioco al massacro che mettono in atto i suoi protagonisti. Purtroppo non ho potuto vedere lo spettacolo di Ryan Murphy, che per ora è andato in scena solo a Broadway lo scorso anno, ma non vedo l’ora di vedere la versione che sta preparando per Netflix con lo stesso cast e che debutterà sulla piattaforma streaming il prossimo anno.
Arriviamo invece alla versione tradotta e adatta da Costantino della Gherardesca e diretta da Giorgio Bozzo. Come sarà? Se vuoi parlaci anche della messinscena…
La versione di Costantino della Gherardesca e Giorgio Bozzo è ovviamente nuova ma molto fedele a quella originale, di cui mantiene il ritmo, l’ironia anche feroce e il divertimento. Saremo in scena per il debutto allo Spazio Teatro 89 di Milano che è uno spazio perfetto per rappresentare l’appartamento newyorkese in cui si ritrovano i 9 amici per festeggiare il compleanno di uno di loro, Harold.
Gabrio, tu sarai Donald. Chi è? Come ti sei calato in questo personaggio?
Donald è un ragazzo omosessuale americano di 28 anni, grande appassionato di letteratura. Ha alle spalle una famiglia benestante con cui convive negli Hamptons, ma si mantiene comunque facendo l’inserviente. Ogni weekend torna a Manhattan ospite dell’amico Michael, con cui ha un rapporto intimo e fraterno. E proprio a casa di Michael si troverà la sera dei festeggiamenti per Harold, ai quali in realtà non è stato invitato. Il mio personaggio inoltre vive un intenso senso di frustrazione e fallimento e per questo è in cura dall’analista e prende ansiolitici. Mi sono approcciato a Donald come faccio con tutti i personaggi che mi trovo a interpretare: partendo dal mio sentire e calandolo in quelle circostanze della storia e cercando di lasciarne fluire liberamente l'espressione che vuole raccontare attraverso me quel personaggio, Donald in questo caso.
Movimento LGBT 50 anni dopo. Italia. Cosa ne pensi? Qual è la tua fotografia?
Credo che in 50 anni tanta strada è stata fatta e tante battaglie sono state vinte. Ma credo anche che tanta strada ci sia ancora da fare e che sia davvero importante, soprattutto in questo momento storico, difendere i diritti che sono stati acquisiti con grande fatica e sforzo. Credo che l’unicità di ognuno di noi, la diversità che contraddistingue ciascun essere umano dall’altro, vada sempre tutelata, promossa e valorizzata nella sua bellezza. Troppo spesso invece vediamo come la società voglia opprimere la diversità, negarne l’esistenza e soffocarla, con episodi anche molto violenti e gravi. Questo addirittura, a volte, porta ancora (come in questa pièce) persone che affrontano le stesse difficoltà, ad aggredirsi, mettendosi le une contro le altre, invece che a sostenersi. Mi auguro e ci auguro che le cose cambino in fretta e che si impari a valorizzare ciascuno per quello che è davvero.
Cosa speri di muovere nel pubblico? 
Spero che al pubblico arrivi, oltre ad una storia con battute divertenti e che intrattiene per tutta la sua durata, soprattutto cosa ancora pochi anni fa significasse essere omosessuale; come la società condannasse gli omosessuali e mettesse in atto pressioni fortissime sulla comunità gay. Questo ci può ricordare quanto si rischia nel mettere in dubbio i diritti nel frattempo conquistati e quanto sia invece fondamentale perseguire la strada verso la libertà e il rispetto di tutti e per tutti.
10 giugno 2019
Giacomo Aricò