Filippo Arlia, il Direttore prodigio vola in Israele

Il giovane Direttore d'Orchesta andrà a Gerusalemme per dirigere la Jerusalem Symphony Orchestra

Filippo Arlia -

Dopo aver calcato il palcoscenico in 25 Paesi del mondo, Filippo Arlia, fondatore e principale direttore dell'Orchestra Filarmonica della Calabria, sarà in Istraele in occasione della sua prossima tournée internazionale, dal 30 maggio al 2 giugno, per dirigere la Jerusalem Symphony Orchestra, composta da 70 elementi. Arlia sarà in concerto il 30 maggio a Gerusalemme presso il Jerusalem Theatre, il 1 giugno presso l'Ashdod Performing Arts Center e il 2 giugno presso l'Herzliya Performing Arts Center.
 
Intervista a Filippo Arlia
 
Il giovane Direttore d'Orchestra Filippo Arlia è considerato dalla critica internazionale uno dei più brillanti e versatili musicisti italiani della sua generazione. Il Direttore, dopo le tappe a Gerusalemme, tornerà a Catanzaro per dirigere Danilo Rea in occasione della Stagione Sinfonica del Teatro Politeama il 15 giugno. Per avvicinarci però alla sua imminente tournée in Isreale, abbiamo avuto l'onore di poterlo intervistare.
 
Direttore, dal 30 maggio al 2 giugno, sarà in Israele per dirigere i 70 elementi della Jerusalem Symphony Orchestra. Quali sono le sensazioni che sta vivendo in questa attesa? Ogni concerto le dà la stessa emozione o ogni volta è un’esperienza diversa?
Sicuramente sarà una grandissima emozione, perché “Jerusalem Symphony” è una delle compagini più antiche e blasonate al mondo. Mi ritengo onorato di poter salire su un podio così prestigioso, anche considerando che il repertorio sarà importante: Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky. Ogni concerto mi regala un’esperienza diversa, perché cambiano le orchestre, i solisti, ma anche il pubblico non è mai uguale. 
Cosa significa per lei dirigere l’Orchestra in Israele a Gerusalemme? La musica può superare ogni barriera politica e ideologica?
La musica ha da sempre avuto un notevole ruolo di coesione sociale. Già durante i regimi della prima metà del Novecento ci sono stati grandi musicisti che hanno dimostrato come l’arte può superare ogni barriera politica e ideologica. Gerusalemme è una città meravigliosa, per me è una tappa molto importante nella mia carriera. 
Nella sua breve ma già intensa e brillantissima carriera lei ha girato tutto il mondo. C’è stato un concerto, un applauso, una serata che le è rimasta più impressa nell’anima? Cosa spera di suscitare nel pubblico ogni volta che dirige?
Senza dubbio l’applauso in Carnegie Hall, quando l’anno scorso ho avuto l’onore di omaggiare Rossini a New York. Alla fine del concerto erano tutti in piedi: persone di ogni razza, colore ed età, senza distinzione. Quando salgo sul podio spero di portare alla luce il cuore pulsante del compositore, e per farlo cerco di creare una sorta di energia che in qualche modo deve essere percepita dal pubblico. 
Il 15 giugno tornerà in Italia a dirigere l'Orchestra Filarmonica della Calabria al Teatro Politeama di Catanzaro, casa sua. Dirigere nella propria terra fa battere più forte il cuore?
Sì, senz’altro. La Filarmonica in un certo senso è una mia creatura, e questo non può non condizionarmi a livello emotivo durante le performance. Io mi ritengo un calabrese DOC, perché ho scelto di restare: per un artista nato al Sud, per fare carriera è molto più facile “tagliare la corda”. Io però sono convinto che la nostra terra ha delle enormi potenzialità, che per motivazioni varie, sono ancora inespresse.    
 
28 maggio 2019
Giacomo Aricò