Antonio Maggio è Il Maleducato, un inno al futuro

Abbiamo intervistato Antonio Maggio che ci ha presentato il suo nuovo singolo Il Maleducato

Antonio Maggio -

Dallo scorso 17 maggio è in rotazione radiofonica Il Maleducato (Avarello Music srl), il singolo che segna il ritorno sulla scena musicale di uno dei cantautori più ispirati in circolazione: Antonio Maggio. A poco più di sei anni dalla vittoria al Festival di Sanremo "Giovani" con la celebre Mi Piacerebbe Sapere (Disco d'Oro) e dopo due album - Nonostante Tutto (2013) e L'Equazione (2014) - Antonio Maggio anticipa l'estate con un brano carico di energia e di significati.
 
Il Maleducato, il manifesto di una generazione
 
Dopo Amore Pop (canzone uscita nel 2016 e premiata il prestigioso Premio Giorgio Faletti per la musica, con menzione speciale al valore letterario), Antonio Maggio con Il Maleducato si rivolge ad una generazione che deve continuamente fare i conti con se stessa per cercare di guadagnarsi un futuro. Un futuro da andarsi a prendere facendo leva solo sulle proprie forze. Il Maleducato - brano che Maggio ha scritto e composto e che è stato prodotto artisticamente da Alessandro Canini presso il “Martina’s Studio” di Anzio - diventa così un incoraggiamento, un incitamento, uno stimolo non solo a non mollare mai, ma anche ad essere sfrontati: alla festa che garantisce un futuro devono essere invitati tutti.
 
Intervista ad Antonio Maggio
 
Per parlare in modo più approfondito del nuovo singolo, abbiamo intervistato Antonio Maggio.
 
Antonio, è uscito Il Maleducato, un inno a osare, a essere sfrontati, un auto-invito ad una festa che non ci vede protagonisti. Cosa vuoi trasmettere con questa canzone?
Hai centrato perfettamente il punto: quella della festa é una metafora che rappresenta il futuro, dove noi della nostra generazione non siamo stati invitati da chi ci ha preceduto. Fare i maleducati, nel senso di autoinvitarci a questa festa, lo vedo come un atto doveroso da parte nostra, non potendo fare affidamento su un presente. E poi questa “maleducazione” a cui aspiro, nel senso di sfrontatezza, é anche un fatto di rispetto, ma soprattutto di responsabilità nei confronti di chi parteciperà alle “feste successive”.
Il brano è il manifesto di una generazione che in questa epoca fa un’immensa fatica a ritagliarsi il proprio spazio. Una generazione che continua a lottare per un futuro, contando solo sulle proprie forze. Secondo te esiste, in questa battaglia comune, uno spirito di coesione? O siamo tutti contro tutti?
Siamo figli di nessuno, dobbiamo necessariamente farci da soli. In un contesto di difficoltà subentra inevitabilmente lo spirito di sopravvivenza, da cui é difficile trarre uno stralcio di coesione; coesione che però resta una scorciatoia importante per raggiungere un risultato concreto. Chi scrive canzoni come me ha una responsabilità importante, perché la musica può essere uno degli antidoti più efficaci a questo malessere generazionale: i messaggi veicolati dalla musica raddoppiano il proprio valore e ti danno quella scossa emotiva in più che ti fa ragionare meglio e con più effetto. Una coesione é fondamentale per raggiungere la meta più velocemente, é una questione di mentalità oltre che di fatti.
Porte sbattute in faccia, feste alle quali non siamo invitati, autostima che va a pezzi. Qual è la soluzione per ritrovare coraggio? A volte serve davvero essere “maleducati”?
L’unica soluzione che io conosco é quella di rimboccarci le maniche, munirci di pazienza e faccia tosta, individuare il nostro obiettivo e raggiungerlo. Perché solo facendo così si può escludere l’ipotesi di non raggiungerlo.
La canzone ha ritmo, è bella da ascoltare, ma soprattutto ha il messaggio di cui abbiamo parlato. Mi piace molto definire il brano una “satira poetica”. Cosa ne pensi? Come artista metti al primo posto la parola/il testo o la melodia?
La satira poetica piace molto anche a me, perché permette di arrivare dritto in fondo al messaggio ma con emozione, con eleganza. Sinceramente cerco di trovare il connubio perfetto tra la parte letteraria e quella musicale. L’efficacia massima si raggiunge soltanto se le due parti si compensano.
-  livello personale, per te questo pezzo segna un nuovo inizio. Come ti senti? Cosa rappresenta per te?
Ogni nuova uscita é come se rappresentasse un nuovo inizio, un nuovo ciclo. Poi é normale che si cresce, si maturano esperienze e l’asticella si alza sempre di più. L’asticella di cui parlo però é prima di tutto con sé stessi e poi con chi ascolta, perché credo che un’autocritica importante sia il segreto per migliorarsi sempre e di più. Ho scritto tanto in questi due anni, in cui comunque sono stato molto attivo tra live e, appunto, la scrittura; sia per me che come autore per altri. Il Maleducato é solo la punta dell’iceberg, col tempo il ghiaccio si scioglierà e si potranno ascoltare tutte le mie nuove canzoni. Non vedo l’ora.
23 maggio 2019
Giacomo Aricò