Decreto anti immigrazione: Asghar Farhadi boicotta gli Oscar

Il regista iraniano non ci sarà per protesta nei confronti della politica di Trump

Asghar Farhadi - Stopframe Youtube

La politica invade ancora una volta il mondo di Hollywood. E' ancora una volta il neo presidente Donald Trump a creare polemiche. Il decreto legislativo emanato lo scorso venerdì che sancisce la stretta sull'immigrazione riguarda anche l'industria cinematografica americana ed in particolar modo la cerimonia degli Oscar 2017 che si terrà a Los Angeles il prossimo 26 febbraio. A farne le spese è il regista Iraniano Asghar Farhadi, candidato come Miglior film straniero con 'Il Cliente' e costretto a rimanere in patria per l'ordine di Trump. L'Iran è infatti uno dei Paesi finito sulla Black List degli Stati Uniti. 
 
Il cineasta iraniano non ha alcuna intenzione di ricorrere ad un pass speciale e, per protesta, annuncia la sua decisione definitiva di boicottare gli Oscar: "Sono spiacente di annunciare, con questo comunicato, che ho deciso di non partecipare alla cerimonia degli Academy Awards assieme ai miei colleghi della comunità cinematografica. Avevo proprio confermato al mio distributore americano il giorno dell'annuncio delle candidature che sarei stato presente a questo grande evento culturale. Purtroppo, ora sembra che la mia presenza sia accompagnata da dei se e da dei ma, che per me non sono in alcun modo accettabili, anche nel caso che venisse fatta un'eccezione per il mio viaggio".
 
Poi Farhadi lancia un attacco diretto verso gli estremismi di qualsiasi fazione e religione: "I conservatori, a prescindere dalla loro nazionalità, dagli argomenti politici e dalle guerre, vedono e comprendono il mondo più o meno allo stesso modo. Per comprendere il mondo, non hanno altra scelta che vederlo attraverso una mentalità 'noi e loro', che usano per creare una paurosa immagine di 'loro' e suscitare paura nel popolo del loro stesso paese. Instillare paura nella gente è uno strumento che usano per giustificare il loro comportamento fanatico ed estremista".
 
Il regista iraniano chiosa con una critica e un augurio verso un futuro sempre più incerto: "Per queste ragioni esprimo la mia condanna alle ingiuste condizioni imposte ad alcuni dei miei compatrioti e cittadini degli altri sei paesi che cercano di entrare legalmente negli Stati Uniti d’America e spero che la situazione attuale non dia luogo a future contrasti tra le nazioni".
30 gennaio 2017
Redazione LoSpettacolo