La The Jackal è un’associazione videomaking indipendente che nasce a Napoli nel 2005. È composta da sei ragazzi, accomunati dalla passione per il cinema e per tutto ciò che riguarda il mondo dell’audiovisivo.Dall’11 giugno e per due settimane, il gruppo, ideatore della fortunata serie “Lost in Google”, sarà impegnato a Napoli con il “TwittaStorie”, la nuova sfida web, promossa da Telecom Italia, in collaborazione con Show Reel, per riscrivere, in 140 caratteri, la storia del capoluogo campano, di Roma e di Genova. A “The Jackal” il compito di selezionare il tweet napoletano più originale, per trasformarlo in un videoclip da 60’’. Per l’occasione, il gruppo ha concesso un’intervista in esclusiva a LoSpettacolo.it:
Telecom Italia, in collaborazione con Show Reel, ha lanciato il “Twittastorie”; da video maker ormai affermati, cosa pensate di questa nuova sfida rivolta al popolo del web?
“Tutto ciò che può valorizzare la creatività e la condivisione con gli utenti è ben visto da parte nostra. L'esperienza di “Lost in Google” ne è testimonianza: il pubblico è vivo e creativo; migliaia e migliaia di idee attendono solo l'occasione di essere sviluppate. Siamo molto fiduciosi”.
A voi il compito di selezionare i 140 caratteri più originali e divertenti volti alla descrizione di Napoli: che genere di feedback vi attendete dal pubblico partenopeo?
“Un feedback molto positivo, ovviamente. Come dicevamo prima, i nostri utenti non attendono altro che poter condividere con noi le proprie idee. E poi non dimentichiamo che il tema della clip sarà Napoli! Ognuno di noi ci tiene a raccontare la nostra bella città al di là di certi stereotipi. Noi vogliamo provarci. E siamo sicuri che vorranno provarci anche loro”.
Voi siete “nati sul web”, siete poi approdati alla produzione di video musicali ed ora vi occupate principalmente di viral marketing e marketing non convenzionale. Insomma, avete dimostrato di conoscere le sfaccettature della rete e di saper creare prodotti intriganti. Come nascono e come si sviluppano le vostre idee?
“È sempre un processo collettivo. Partiamo da piccoli spunti di vita quotidiana, dalla nostra vita di tutti i giorni, per cercare di tirare fuori qualcosa di originale. All'inizio si facevano riunioni su riunioni, anche fino a notte fonda. Proposte, idee, discussioni; in America, dove trovano un termine “figo” per tutto, lo chiamano “brainstorming”. Oggi le cose non sono molto cambiate da questo punto di vista, anche se collaboriamo con parecchie persone che hanno una certa esperienza alle spalle in fatto di soggetti, sceneggiature, produzione e quant'altro. Alla fine siamo cresciuti pure noi”.
Poco fa avete ricordato una vostra importante iniziativa, “Lost in Google”, una serie ambientata all’interno di Internet. A cosa è dovuto, secondo voi, il successo di questo progetto?
“Sicuramente alla condivisione con gli utenti. Veder prendere forma le proprie idee è sempre una bella soddisfazione. Certo, anche l'organizzazione che c'è alle spalle, come accennavamo, ha contribuito a creare una serie che sta avendo successo. Non bastano le idee, ci vogliono anche i mezzi e le persone giuste. Noi siamo fortunati perché queste persone le abbiamo trovate. Anche questa è condivisione”.
Buona parte del vostro lavoro nasce dall’interazione con gli utenti. Esprimete un parere a riguardo.
“Ormai è chiaro: questo lavoro non sarebbe possibile senza l'affetto e l'interesse di chi ci segue. Magari saremo pure banali, ma noi adoriamo il nostro pubblico. Concedeteci questa piccola dichiarazione da rockstar sul palco”.
Qual è, a vostro avviso, la miglior piattaforma di sharing video? Qual è, invece, il vostro pensiero circa l’utilizzo dei social network (ad es. Facebook, Twitter…)? Gli scambi comunicativi saranno sempre più proiettati verso questa direzione?
“Certo. Le persone ormai (noi in primis) utilizzano i social network come il telefono, se non di più. È facile prevedere come i social non siano solo un giochetto o una moda passeggera: hanno cambiato drasticamente il nostro modo di comunicare a distanza, che ormai si svolge in gran parte su internet. Una dinamica in cui le piattaforme di sharing si inseriscono pienamente. Noi utilizziamo spesso YouTube semplicemente perché è quella più popolare, che può garantire un certo numero di contatti. Ma il panorama è vasto, ognuno può giudicare da sé a seconda delle proprie esigenze”.
Internet e i social media offrono infinite possibilità sotto il punto di vista promozionale, cosa ne pensate? In che modo utilizzarli al meglio per raggiungere risultati in tal senso? Quali potrebbero essere, invece, i rischi?
“La qualità di quello che si condivide sui social è la miglior promozione che un prodotto possa ricevere. Facebook non significa automaticamente successo planetario, bisogna anche inventarsi qualcosa di valido. A maggior ragione oggi, quando chiunque ha la possibilità di condividere qualsiasi cosa. E questo è il rischio maggiore: scambiare i social come ricetta per il successo. Non è così: il pubblico pretende sempre più originalità e innovazione. Raccontare è diventato semplice; raccontare qualcosa che riscuota approvazione è diventato ancora più difficile”.
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